“L’ascesa dei Giobia dagli esordi sui navigli milanesi agli odierni riconoscimenti su scala internazionale è fatta di pochi, sostanziali passi. Già, perché tra l’esordio del 2005 “Beyond The Stars” e il successivo “Hard Stories” c’è di mezzo un lustro, nel quale la formazione milanese cambia e si consolida, facendo altrettanto con il proprio sound, da sempre contagiato sia dallo psych-rock americano anni Sessanta che dalle suggestioni orientali di certo rock britannico. E poi altri tre anni servono al quartetto lombardo per dare alle stampe “Introducing Night Sound”, terzo album in studio e primo per la tedesca Sulatron Records, specializzata in pubblicazioni riguardanti il trasversale panorama psichedelico.

 

È un acid-rock fatto di Farfisa e sitar, fuzz e shoegaze, tavole da surf e navicelle spaziali, quello prodotto nella fucina di Bazu, Saffo, Paolo e Betta, in arte Giobia. Nome che rimanda a riti propiziatori pagani che venivano attuati nel Nord Italia in epoca pre-cristiana, sonorità prese in prestito da stagioni più recenti – o meglio vintage – con un debole per i Sixties.

 

Anzitutto, va detto che a rimpinguare il minutaggio (quasi tre quarti d’ora) di questa prima uscita internazionale concorrono due brani già presenti in “Hard Stories”: la barrettiana “Electric Light” e l’altrettanto “spaziale” cover degli Electric Prunes “Are You Lovin’ Me (But Enjoy It Less)”, che qui fa il paio con una “No One To Depend On” di Santana opportunamente stravolta in chiave garage.

La curiosità, però, è riservata soprattutto alla nuova produzione. La title track “Introducing Night Sound” si snoda tra psichedelia vecchia maniera e l’Oriente lisergico evocato dal bouzouki, avvicinandosi – in particolare laddove il ritmo rallenta – ai Kasabian più esoterici. L’India di “Karmabomb” è la stessa vagheggiata dai Kula Shaker, meno esotica ma di eguale effetto è l’ipnotica marcia “Can’t Kill”, influenzata da quei Black Angels con i quali hanno condiviso il palco nelle scorse settimane a Ferrara.

 

Il singolo “A Hundred Comets” è il capitolo più accessibile – tra pop e shoegaze – dell’album, la successiva “Orange Camel” quello più tirato, un caleidoscopico vortice di chitarre e organi che risucchia l’ascoltatore in uno spazio parallelo. Ma a stupire, letteralmente, è una “Silently Shadows” che alla più algida new wave alterna un nucleo centrale in cui l’organetto si lancia in un passaggio di musica popolare mediterranea.

 

Legati alla tradizione dei generi ai quali si ispirano, ma sempre in grado di reinventarsi percorrendo nuove strade, i Giobia si stagliano come una delle più ammirate formazioni italiane al di fuori dei confini nazionali.”

 

http://www.giobia.com/

https://www.facebook.com/giobiaband?fref=ts

 

with DJ PAGEY

https://www.facebook.com/pages/Dj-Pagey/272001986276254?fref=ts

 

 

inizio concerto h22:30

ingresso gratuito riservato ai soci